VISIONI BIPOLARI
La verità sta nel mezzo. È quello che ho pensato leggendo un articolo su Al Jazeera a proposito delle femministe egiziane.
Da una parte ci siamo “noi” occidentali che vediamo con preoccupazione la salita al potere di Salafiti e Fratelli Musulmani nel nuovo Parlamento. Dall’altra parte ci sono loro, le donne egiziane, le attiviste, le professoresse universitarie e le ricercatrici.
Omaima Abou Brak è una di loro; insegna all’Università del Cairo, ha 54 anni ed è la fondatrice della ONG con sede a Giza, Women and memory Forum, che combatte le false percezioni delle donne arabe nel mondo. Omaina ha spiegato così alla giornalista qatarina, Dorothy Parvaz, la situazione attuale delle egiziane: “Ogni nuovo periodo porta con sé delle difficoltà”. Nello specifico la difficoltà del nuovo Egitto non è il potere dei movimenti Islamici, ma la polizia: “Le violenze sulle donne avvengono per mano dei militari, dagli Islamici al massimo si ha una leggera emarginazione in politica”. Cos’è peggio?
Hillary Clinton, segretrario di Stato degli USA, sempre pronta a dire la sua su eventi esterni al proprio Paese, ha denunciato l’esigua presenza delle donne nel processo di transizione dell’Egitto. E il risulato è evidente: le donne hanno ottenuto solo il 2% dei seggi del Parlamento (otto in tutto). Ma c’è un ma. “La legge di Suzanne”, oggi in vigore e che in tanti chiedono di cambiare, dovrebbe garantire un mininmo di 64 seggi alle donne. E questa legge è stata scritta e voluta dalla moglie di Mubarak, Suzanne appunto.
Ora, la sensazione delle femministe a un anno di distanza dalle prime manifestazioni in piazza Tahrir, è che le donne non abbiano perso molto in questa rivoluzione, la paura è che non ora in avanti non riescano a ottenere di più. Ma lanciano anche una frecciatina a tutte noi. “Questo – dicono - è il destino comune di tutte le donne. Le arabe e le musulmane non sono un’eccezione e la loro battaglia è parte di quella mondiale, combattuta in ogni Paese del mondo dalle donne”.
Nagwam El Ashwal, ricercatrice, è convinta che in Egitto la situazione non sia problematica per la popolazione femminile, ma per tutti e che la marginalizzazione delle donne sia colpa di molti, non solo dei movimenti islamici. Infatti nessun partito ha messo le donne in cima alle liste elettorali. A dimostrazione che il cambiamento deve avvenire – ancora una volta – dalla strada e non dall’aula del Parlamento.
Infine arriva l’ammonimento. Ricordatevi, care donne, che il femminismo islamico è diverso da quello occidentale. Attenzione con i giudizi.
Al-Banna firma così le sue e-mail: Be no content with stories of those who went before you. Go forth and create your own story (Rumi, poeta persiano).
(Fonte: aljazeera.com)